In estate, ahimé, non si pensa solo alle tanto sospirate vacanze, ma si inizia anche a ragionare sulla dichiarazione dei redditi (il termine ultimo per la presentazione è il 30 settembre). Ed ecco lì il dilemma che puntuale rispunta ogni anno: “Quante tasse dovrò pagare?”. Tra i misteri più grandi che affliggono i miei clienti un posto d’onore viene occupato dai cosiddetti scaglioni IRPEF.
Certo, il governo ci mette del suo, per far diventare la materia sempre più complessa: basta pensare che con l’ultima legge di Bilancio le fasce sono nuovamente cambiate. Nelle prossime righe proveremo a fare un po’ di ordine in questa giungla di percentuali e imposte. Partiremo dalle origini, cercando di capire cos’è l’IRPEF e su cosa incide, per poi passare all’analisi degli scaglioni IRPEF 2026. Infine, faremo anche un esempio pratico di calcolo, in maniera tale da evitarti brutte sorprese in sede di dichiarazione.
Che cos’è l’IRPEF e su cosa incide?
L’IRPEF è l’imposta sul reddito delle persone fisiche. Nella pratica, l’imposta viene calcolata applicando una tassazione percentuale ai flussi finanziari provenienti da alcune categorie specifiche di reddito. Quali sono?
Redditi fondiari
Si tratta dei redditi derivanti dal possesso di terreni e fabbricati. Qualora, tu fossi in possesso di un appartamento e lo concedessi in affitto, i canoni mensili percepiti costituirebbero un reddito fondiario che andrebbe ad accumularsi ai tuoi guadagni e, di conseguenza, sarebbe sottoposto alla tassazione IRPEF. Non rientrerebbe sotto la “mannaia” dell’IRPEF solo nel caso in cui tu sottoscrivessi un contratto di locazione con la cedolare secca.
Redditi di capitale
In questo caso parliamo di redditi provenienti dall’impiego di risorse finanziarie. Rientrano nella categoria gli interessi attivi maturati sul tuo conto bancario o conto deposito, così come i dividendi azionari derivanti dal possesso di quote societarie.
Redditi di lavoro dipendente
Questo è l’esempio più facile. Nella pratica, la tassazione IRPEF viene applicata sugli stipendi che percepisci in azienda per il tuo lavoro da dipendente. Tuttavia, in questa categoria rientrano anche le pensioni INPS e i fringe benefit che superano la soglia di esenzione, come ad esempio l’auto aziendale concessa anche per uso privato.
Redditi da lavoro autonomo
Passiamo dall’altra parte della “barricata” e facciamo riferimento ai redditi percepiti dai possessori di partita IVA.
Redditi d’impresa
I redditi d’impresa sono legati allo svolgimento di un’attività commerciale organizzata, appunto, sotto forma di impresa. Un esempio potrebbe essere la tassazione IRPEF sui guadagni generati dal titolare di un negozio di abbigliamento.
Redditi diversi
In questa categoria troviamo tutte quelle entrate che non fanno parte dei redditi osservati nei paragrafi precedenti. Vengono descritte in maniera specifica nell’art. 67 del TUIR.
Tra queste fattispecie troviamo ad esempio la vendita di una seconda casa prima che siano trascorsi i 5 anni dal suo acquisto: la plusvalenza ottenuta viene considerata un reddito diverso. Il motivo? La legge definisce questo genere di operazioni come una speculazione immobiliare e, di conseguenza, le tassa. Infatti, se la vendita fosse avvenuta dopo i 5 anni, il guadagno non sarebbe stato sottoposto ad alcuna imposta.
Quali sono i nuovi scaglioni IRPEF 2026?
Dopo aver osservato su quali di tipi di reddito agisce la tassa IRPEF, passiamo alla definizione degli scaglioni IRPEF. Sono le fasce di reddito in cui lo Stato suddivide le tue entrate annuali e quelle degli altri contribuenti per stabilire l’aliquota IRPEF, ovvero la percentuale di tasse da applicare.
Il sistema di tassazione si basa sul principio della progressività per scaglioni di reddito. In sostanza, la tassazione non cresce in modo uniforme su tutto il reddito, ma si applica a scatti. Prima di fare un esempio per chiarire come funziona la tassazione, entriamo nel dettaglio dei nuovi scaglioni IRPEF 2026:
- fino a 28.000 euro di reddito la tassazione è del 23%;
- da 28.000 a 50.000 sale al 33%;
- oltre i 50.000 si attesta al 43%.
Prendiamo il caso che tu quest’anno abbia un reddito imponibile di 29.000 euro.
Sui primi 28.000 euro pagherai un’imposta IRPEF del 23%, ovvero 6.440 euro. Sull’eccedenza di 1.000 euro invece pagherai un’aliquota del 33% che ammonterà a 330 euro.
Quindi, calcolatrice alla mano, l’imposta da versare sui tuoi redditi sarà di 6.440 euro + 330 euro = 6.770 euro.
Come sono cambiate le aliquote nel 2026?
I cambiamenti imposti dalla nuova legge di bilancio incidono sulla seconda fascia, la quale passa dal 35% del 2025 al 33% del 2026. Al contrario, le aliquote del primo e del terzo scaglione IRPEF restano invariate.
Come calcolare correttamente l’IRPEF?
Nel paragrafo precedente abbiamo visto l’esempio dell’applicazione della tassazione secondo gli scaglioni IRPEF su un reddito imponibile. Cosa significa?
Il reddito imponibile non è tutto quello che hai incassato nell’anno, ma è la cifra che verrà tassata dopo aver sottratto tutte le spese deducibili. Dai redditi delle sei macro-categorie che abbiamo osservato precedentemente verranno detratti:
- contributi previdenziali e assistenziali obbligatori. Per un lavoratore dipendente equivalgono a circa il 9,19% della propria RAL, mentre scendono al 5,84% per gli apprendisti. Per i lavoratori autonomi variano a seconda della cassa professionale di appartenenza;
- previdenza complementare. In questo caso si fa riferimento ai versamenti sui fondi pensione. La cifra massima deducibile è di 5.164,57 euro all’anno;
- assegno di mantenimento al coniuge. È interamente deducibile se stabilito dal giudice. Non vengono invece dedotti i soldi destinati al mantenimento dei figli;
- contributi per colf e badanti: possono essere dedotti fino a un massimo di 1.549,37 euro all’anno.
Quindi, sottraendo le spese appena elencate si ottiene il reddito imponibile. La tassazione su quest’ultimo viene calcola in base allo scaglione IRPEF di appartenenza.
Le addizionali regionali e comunali
Tuttavia, oltre all’aliquota IRPEF vanno aggiunte anche le addizionali comunali e regionali, che vengono incassate direttamente dagli enti locali e che servono a finanziare i servizi pubblici locali, dal trasporto alla sanità. A quanto ammontano?
L’addizionale regionale si caratterizza per un’aliquota media dell’1,6%, mentre quella comunale si attesta intorno allo 0,70%.
Le detrazioni fiscali
Il calcolo dell’IRPEF, però, non termina qui. Infatti, c’è un colpo di scena: dall’imposta possono essere detratte tutta una serie di spese. Quali?
- Detrazioni per produzione di reddito da lavoro (riguardano sia i lavoratori dipendenti, gli autonomi e i pensionati).
- Tagli del cuneo fiscale (solo per i lavoratori dipendenti).
- Figli a carico.
- Spese mediche e scolastiche.
Un esempio pratico di calcolo dell’IRPEF
Per non disorientarci tra addizionali e detrazioni facciamo un esempio pratico per mostrare nella pratica come si calcola l’IRPEF.
Mettiamo caso che tu sia un lavoratore dipendente e che la tua RAL annuale sia di 35.000 euro.
Per ottenere il reddito imponibile deduciamo da questa somma il 9,19% dei contributi previdenziali e assistenziali obbligatori:
35.000 € – 9,19% = 3.216,50 €
35.000 € – 3.216,50 € = 31.783,50 €
I 31.783,50 euro rappresentano il tuo reddito imponibile. A questo punto calcoliamo l’imposta in base ai nuovi scaglioni IRPEF 2026.
Il 23% sui primi 28.000 euro = 6.440 €
Il 33% sui restanti 3.783,50 € (31.783,50 € – 28.000 €) = 1.248,56 €.
Il totale dell’imposta IRPEF è pari a 7.688,56 € (6.440 € +1.248,56 €)
Le addizionali regionali e comunali si calcolano applicando le percentuali del proprio territorio direttamente sul Reddito Imponibile. Utilizziamo le aliquote medie nazionali:
- addizionale regionale media (1,61%): 31.783,50 € ×1,61%= 511,71 €
- addizionale Comunale media (0,70%): 31.783,50 € × 0,70% = 222,48 €
- totale addizionali da aggiungere: 511,71 € +222,48 € = 734,19 €
L’ultimo passaggio prima del bilancio finale è il calcolo delle detrazioni spettanti. Nel nostro caso immaginiamo che tu possa accedere ad una detrazione da lavoro dipendente di 1.150 euro e a quella sul cuneo fiscale. Questa per i redditi compresi tra 20.000 e 40.000 euro viene stabilita nella misura fissa di 1000 euro.
In sostanza, l’ammontare delle detrazioni sarà 2.150 € (1.150 € + 1.000 €).
Ricapitolando, il calcolo finale dell’IRPEF sarà il seguente:
7.688,56 € di imposta calcolata in base agli scaglioni IRPEF – 2.150 € di detrazioni fiscali +734,19 € di addizionali regionali e comunali = 6.272,75 €.
Facile, no?
Insomma, non è sicuramente uno dei calcoli più semplici da fare: per fortuna ci sono qui io! Mi chiamo Laura Oppo e sono una consulente fiscale e tributaria a Torino: sono pronta ad aiutarti con le tue dichiarazioni e tutti gli aspetti fiscali riguardanti le tue attività. Contattami per una consulenza!


