Lo scorso 1° agosto è scattato il rinnovo dell’assegno di inclusione (ADI). La misura di sostegno alla povertà fu lanciata nel 2024 con il Decreto Lavoro: dal primo gennaio di quell’anno, gli aventi diritto ottennero per 18 mesi un sussidio economico. Ora, nonostante questa finestra temporale si sia chiusa proprio con il mese di luglio, sarà possibile richiederlo nuovamente.
Sì, lo so, cosa ti stai domandando: l’ADI ha sostituito il reddito di cittadinanza? Ebbene sì. Continuo a sentire il rumore dei tuoi pensieri: sì, il contributo corrisposto è inferiore a quello del reddito voluto dai 5 stelle.
Malgrado ciò, nelle prossime righe ti spiegherò quali sono i requisiti per ottenere l’assegno di inclusione, le modalità per fare domanda ed approfondiremo anche a quanto ammonta il contributo.
Chi ha diritto all’assegno d’inclusione?
L’accesso all’assegno di inclusione non è universale: bisogna rispettare dei paletti normativi ben precisi, i quali riguardano sia le condizioni del nucleo familiare, sia quelle personali del richiedente. Osserviamo insieme i requisiti necessari per richiedere il contributo.
Nucleo familiare
Il reddito d’inclusione viene riconosciuto solo ai nuclei familiari all’interno dei quali ci sia un soggetto appartenente alle seguenti categorie:
- persone con invalidità riconosciuta dalle commissioni sanitarie competenti;
- figli o minori affidati con un’età inferiore a 18 anni;
- anziani che abbiano superato i 60 anni;
- persone inserite in un programma di cura e assistenza gestito dai servizi socio-sanitari territoriali e debitamente certificato da una Pubblica Amministrazione. Tra questi troviamo i soggetti in carico ai servizi sociali o quelli affetti da dipendenze.
E se sono solo?
Nel caso tu faccia parte di un nucleo monocomponente (un modo per dire in “legalese” che vivi da solo) potrai richiedere l’ADI solo se:
- hai almeno 60 anni;
- hai una disabilità;
- sei inserito in un programma di cura e assistenza dei servizi socio-sanitari;
Al contrario, anche se possiedi un ISEE molto basso (nei prossimi paragrafi analizzeremo i requisiti economici), non potrai accedere alla misura di sostegno. Il motivo? La legge definisce i soggetti tra i 18 e i 59 anni senza alcuna disabilità pienamente occupabili.
Cittadinanza e residenza
La presentazione della domanda ADI è vincolata anche ad alcuni requisiti legali. Infatti, per ottenere il sostegno è necessario essere cittadini dell’Unione Europea. Nel caso il richiedente non lo fosse, potrà comunque fare richiesta se all’interno del suo nucleo familiare è presente un soggetto con la cittadinanza UE.
Al tempo stesso il richiedente deve essere però titolare del diritto di soggiorno (permanente o provvisorio). In alternativa, è possibile fare richiesta se soggetti a protezione internazionale, come ad esempio un richiedente asilo politico.
E se non hai cittadini UE nel tuo nucleo familiare e non sei europeo? Potrai presentare la domanda solo se in possesso di un permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo, il quale viene rilasciato solo a chi risiede in Italia da almeno 5 anni. Non a caso l’ultimo requisito per l’assegno d’inclusione è quello di essere residente in Italia da almeno 5 anni, di cui gli ultimi trascorsi nel nostro Paese in modo continuativo e privo di interruzioni.
Condanne e disoccupazione
Un altro limite all’accesso dell’assegno di inclusione è rappresentato dalle condizioni penali del richiedente. Infatti, non si può né essere sottoposti a misure cautelari, né avere condanne penali conseguite nei 10 anni precedenti alla presentazione della domanda.
C’è, infine, un ulteriore aspetto riguardante la disoccupazione. L’ADI non spetta ai nuclei familiari nei quali sia presente un componente disoccupato a seguito di dimissioni volontarie rassegnate nei 12 mesi antecedenti la presentazione della richiesta. Fanno eccezione esclusivamente le dimissioni per giusta causa.
Qual è il limite ISEE per richiedere l’assegno di inclusione?
Passiamo ora agli aspetti economici. Qual è la soglia ISEE per poter ottenere l’assegno d’inclusione?
Il valore dell’indicatore non deve superare i 10.140 euro. La soglia base del reddito familiare definita dall’INPS è invece di 6500 euro. Nel caso il nucleo sia composto da soggetti con età superiore a 67 anni, da soli o insieme a persone con disabilità, la soglia si alza a 8.190 euro. Tuttavia, il reddito familiare deve essere moltiplicato per il coefficiente della scala di equivalenza. Di cosa si tratta?
Che cos’è la scala di equivalenza?
Proviamo a spiegare in maniera semplice cos’è la scala di equivalenza senza perderci in troppi tecnicismi. Nella pratica, è un coefficiente che viene moltiplicato alla soglia base del reddito familiare per ipotizzare in maniera equa gli effettivi bisogni economici del nucleo.
Facciamo un esempio per rendere tutto più chiaro. Mettiamo caso che un soggetto che vive da solo spende 100 euro di bolletta dell’elettricità. Se vivesse con un’altra persona spenderebbe indubbiamente qualcosa in più, ma difficilmente l’ammontare della spesa arriverebbe a 200 euro.
Partendo da questo presupposto il testo di legge ha stabilito tutta una serie di coefficienti:
- 0,50 per ciascun componente non autosufficiente o con disabilità grave;
- 0,40 per ogni componente di età pari o superiore a 60 anni;
- 0,40 per ciascun componente maggiorenne che assiste familiari non autosufficienti o minori al di sotto dei tre anni;
- 0,30 per ogni adulto in condizione di grave disagio psicosociale inserito nei programmi di cura e assistenza certificati dalla Pubblica Amministrazione;
- 0,15 per ciascun minore, fino al secondo;
- 0,10 per ogni ulteriore minore dal terzo in poi.
In base ai componenti presenti nel nucleo ogni singolo coefficiente viene sommato (il valore di partenza del richiedente è 1) fino a raggiungere un tetto massimo di 2,2, che può essere innalzato a 2,3 in presenza di persone non autosufficienti.
Facciamo un nuovo esempio per vedere se hai compreso il meccanismo. Mettiamo che tu viva in un nucleo composto da te e il tuo partner (entrambi in salute), un parente convivente di 80 anni e due figli minorenni. Verranno attribuiti i seguenti coefficienti:
- 1, come valore base assegnato al richiedente;
- 0,40 per il parente di 80 anni;
- 0,15 per il primo figlio minorenne;
- 0,15 per il secondo figlio minorenne;
Il totale della scala di equivalenza sarà quindi 1,7. La soglia base di 6500 euro indicata dalla legge viene moltiplicata per il coefficiente ottenuto: l’ammontare sarà quindi di 11.050 euro. Quindi, per mantenere l’assegno di inclusione il nucleo del richiedente non dovrà nell’anno avere un reddito superiore a questa cifra, così come l’ISEE dovrà essere entro il limite di 10.140 euro.
Attenzione ai vincoli patrimoniali
Pensavi che fossero finiti i requisiti di accesso all’assegno di inclusione? Purtroppo, ho una brutta notizia per te. Infatti, sono presenti tutta una serie di vincoli patrimoniali. Proviamo a riassumerli:
- se la casa in cui vivi è di tua proprietà non può superare il valore catastale di 150mila euro;
- se possiedi altre proprietà immobili, oltre alla casa utilizzata come abitazione principale, il valore non può superare i 30mila euro;
- ci sono anche dei vincoli sulla liquidità ed eventuali titoli. Il limite è di 6.000 euro per il singolo richiedente, il quale può essere incrementato di 2000 euro per ogni componente presente nel nucleo fino ad un massimo di 10mila euro. I figli minorenni oltre il secondo permettono di incrementare l’ammontare di ulteriori 1000 euro, mentre i componenti con disabilità di 5.000 euro e quelli completamente non autosufficienti di 7.500 euro.
Inoltre, nessun componente del nucleo deve essere proprietario di auto superiori a 1600 cc e moto superiori a 250 cc acquistate nei 36 mesi precedenti alla domanda ADI. Infine, non si può essere proprietari di imbarcazioni e aeromobili.
A quanto ammonta l’assegno d’inclusione?
Armati di calcolatrice e cerchiamo di comprendere a quanto ammonta l’importo concesso attraverso l’assegno d’inclusione. Innanzitutto, la misura si suddivide nella quota di integrazione al reddito (quota A) e in quella di integrazione all’affitto (quota B).
Nel primo caso l’ammontare del sostegno può arrivare fino a 6000 euro all’anno o 8.190 euro se il nucleo è composto da over 67 soli oppure insieme a persone non autosufficienti. La somma integrativa per l’affitto può arrivare fino a 3.640 euro all’anno. Al contrario per i già citati nuclei di over 67 soli o con a carico un disabile grave scende a 1950 euro.
Ti sembra un paradosso? È in realtà una compensazione effettuate dal legislatore, il quale ha stabilito che le somme erogate non devono superare i 10.140 euro.
Di conseguenza:
- Nuclei ordinari: 6.500 euro di quota A + 3640 euro di quota B = 10.140 euro
- Nuclei over 67 con o senza disabile grave: 8.190 euro di quota A + 1.950 euro di quota B = 10.140 euro
Ma come si calcola il contributo?
Torniamo al nostro esempio di partenza, in cui ipotizziamo che il tuo nucleo familiare sia composto da te, il tuo partner, il nonno ottantenne e due figli minorenni. Supponiamo che il reddito familiare totale ammonti a 6000 euro l’anno.
La quota d’integrazione al reddito verrà calcolata come segue:
- Soglia massimo di reddito del nucleo (11.050 euro ottenuti dalla moltiplicazione tra la soglia di reddito stabilita dal legislatore e il coefficiente della scala di equivalenza) – reddito familiare (6.000 euro) = 5.050 euro.
Supponiamo ora che l’affitto della casa in cui vivi con tutto il tuo nucleo familiare sia di 350 euro al mese, ovvero di 4200 euro l’anno. In questo caso l’ammontare della quota B elargito sarà il massimo previsto dalla legge, ovvero 3.640 euro all’anno.
Come viene erogato l’assegno di inclusione?
L’assegno di inclusione viene “bonificato” ogni mese direttamente sulla carta di inclusione, che viene consegnata agli aventi diritto alla misura di sostegno. Riprendendo il nostro esempio sulla carta verranno caricati:
- 420,83 euro al mese come integrazione al reddito;
- 303,33 euro al mese come integrazione all’affitto.
Ma cosa potrai fare con la carta d’inclusione?
- Effettuare acquisti tracciabili di beni di prima necessità negli esercizi commerciali abilitati.
- Prelevare contante entro il limite mensile di 100 euro per ogni componente del nucleo familiare.
- Eseguire ogni mese un bonifico bancario a favore del proprietario dell’immobile indicato nel contratto di locazione per saldare il canone d’affitto.
Quali sono le novità per il 2026?
L’assegno di Inclusione ha una durata massima di 18 mensilità. Al termine di questo periodo, la famiglia può richiedere il rinnovo per ulteriori 12 mensilità, previa nuova verifica dei requisiti economici e familiari.
L’ultima legge di bilancio ha introdotto un’importante novità. Infatti, è stato eliminato il cosiddetto “mese di sospensione”: fino a poco tempo fa, tra la fine delle 18 mensilità e l’avvio del rinnovo era prevista un’interruzione obbligatoria di un mese, durante la quale le famiglie restavano temporaneamente senza sostegno. Tuttavia, la prima mensilità post rinnovo verrà corrisposta al 50% dell’importo previsto per poi tornare al valore pieno dal mese successivo.
Un ulteriore novità è l’introduzione di un contributo straordinario aggiuntivo fino ad un massimo di 500 euro, destinato a quei nuclei che hanno raggiunto la diciottesima mensilità nel novembre 2025 ed hanno fatto richiesta di rinnovo del contributo entro la fine dell’anno.
Come presentare la domanda?
Per presentare la domanda finalizzata all’ottenimento dell’assegno di inclusione è innanzitutto necessario richiedere l’ISEE. Dopodiché va presentata l’istanza online sul portale dell’INPS.
Contemporaneamente, il richiedente deve iscriversi alla piattaforma SIISL (Sistema Informativo per l’Inclusione Sociale e Lavorativa) e sottoscrivere il Patto di Attivazione Digitale per il nucleo familiare.
Attraverso questo strumento tutti i membri del nucleo verranno inseriti all’interno di un percorso di sostegno all’occupazione attraverso i centri per l’impiego e di supporto tramite i servizi sociali.
Beh, ti mentirei se ti dicessi che le procedure per richiedere il reddito di inclusione sono semplici. Il consiglio è quello di affidarsi ad un professionista del settore. Mi chiamo Laura Oppo e sono una consulente fiscale e tributaria a Torino: sono pronta ad offrirti tutto il mio aiuto. Contattami senza impegno!


