I pagamenti in contanti accendono da sempre il dibattito: c’è chi dice che siano un sacrosanto diritto e chi li vede come un assist per l’evasione fiscale. Le norme in materia sono cambiate tantissime volte negli ultimi anni e districarsi tra le tante regole piò diventare un’impresa. Quindi, qual è il limite attuale e che cosa prevedono le norme antiriciclaggio per il 2026?
Qual è il limite dei pagamenti in contanti?
In Italia la soglia massima per il pagamento in contanti è fissata a 5.000 euro. Per essere più precisi, puoi fare un acquisto o saldare un debito in contanti fino ad un massimo di 4999,99 euro: allo scattare dei 5.000 euro il pagamento deve essere obbligatoriamente tracciabile.
Com’è cambiato il limite ai contanti nel tempo?
Le variazioni del limite al pagamento in contanti possono essere equiparate a vere e proprie montagne russe. Negli ultimi decenni le norme in materia sono cambiate in maniera a dir poco repentina. Facciamo allora un breve excursus storico per capire come si è giunti all’attuale soglia di 5.000 euro.
Il primo limite storico fu introdotto nel 1991 e venne fissato a 20 milioni di lire. Nel 2002, con l’avvento dell’euro, tale soglia venne semplicemente convertito nella nuova moneta corrente e quindi trasformata in 10.329,14 euro.
Dal 2007 in avanti invece inizia la fase più turbolenta. Il D. Lgs. 231/2007 introduce la legge antiriciclaggio e il limite ai pagamenti in contanti viene fissato a quota 5.000 euro. L’anno successivo, sotto il governo Berlusconi, le carte in tavola vengono nuovamente mischiate: il limite viene innalzato a 12.500 euro.
Tuttavia, nel 2010, il premier sotto le pressioni internazionali è costretto a fare marcia indietro e a riportare il limite a 5.000 euro. Pochi mesi dopo questa decisione, la soglia viene ulteriormente abbassata a 2.500 euro.
Il 2011 vede insediarsi il governo tecnico del Professor Mario Monti. Qui, in piena crisi finanziaria, l’esecutivo adotta il pugno di ferro contro l’evasione fiscale. Di conseguenza, il limite ai pagamenti in contanti raggiunge il suo minimo storico: appena 1.000 euro.
La situazione resta invariata fino alla legge di stabilità del 2016 voluta dal governo Renzi. In questa fase la soglia viene innalzata a 3.000 euro. Nel 2020, con il governo Conte, si ritorna a 2.000 euro.
Nel 2023, come in uno dei migliori romanzi gialli, emerge un mistero da risolvere. Infatti, l’esecutivo programma, a partire dal 1° gennaio di quell’anno, un ulteriore stretta sul contante che avrebbe riportato il limite a 1.000 euro. Dopo vari rinvii parlamentari, questo taglio non entrò mai in vigore.
Arriviamo così ai giorni nostri con l’attuale Governo Meloni che ristabilisce la soglia a 5.000 euro. Che fatica, ma almeno ora è un po’ più chiaro l’infinito iter sui pagamenti in contanti?
Attenzione al frazionamento dei pagamenti
Dopo questo viaggio alle origini del limite al pagamento in contanti, torniamo alle regole imposte dalla normativa italiana. I più furbetti avranno sicuramente pensato di poter aggirare la soglia frazionando i pagamenti.
Per fortuna o purtroppo, la legge ha pensato anche a questa eventualità. Infatti, è scritto in maniera molto esplicita che frazionare i pagamenti relativi ad un medesimo accordo commerciale per rimanere al di sotto della soglia legale costituisce una violazione della normativa antiriciclaggio.
Nella pratica se l’idraulico emette una fattura da 6.000 euro per i lavori di ristrutturazione del tuo bagno, non potrai pagarla in comode rate mensili in contanti: dovrai effettuare uno o più bonifici sul suo conto per assicurare la tracciabilità dei versamenti.
Il limite ai contanti vale anche per i versamenti in banca?
Per quanto riguarda i versamenti e i prelievi dal proprio conto non esiste alcun limite imposto dalla legge (ci sono solo quelli imposti dal tuo istituto bancario). Infatti, in questa fattispecie non si verifica il passaggio di ricchezza tra due entità distinte, ma semplicemente la movimentazione del proprio patrimonio personale.
Quali sono le novità introdotte dall’Unione Europea?
Anche l’Unione Europea è intervenuta sulla materia dei pagamenti in contanti. Il pacchetto di norme antiriciclaggio promulgato nel 2024 ha imposto un tetto massimo di 10.000 euro nei Paesi membri.
Questa scelta è stata fatta per uniformare i pagamenti fisici tra gli Stati membri e ridurre le disparità presenti da un Paese all’altro. Sì, sento il rumore dei tuoi pensieri: «Ma in Italia il limite non è di 5.000 euro?».
Esattamente! I legislatori europei hanno lasciato alle singole nazioni la facoltà di adottare limiti maggiormente ristrettivi. Quindi, che cosa cambia per noi?
Nonostante il limite di 5.000 euro ai pagamenti in contanti c’è un’importante novità: per quelli pari o superiori a 3.000 euro, i commercianti hanno l’obbligo di identificare l’acquirente.
In sostanza, dovranno richiedere i documenti, verificare che siano autentici, registrare gli estremi e conservarli nel proprio archivio contabile per un periodo di 10 anni. Nella documentazione di vendita, dovranno ovviamente annotare la data e l’importo preciso dell’operazione.
La piena applicazione delle nuove normative europee sull’antiriciclaggio avverrà il 10 luglio 2027. Al momento siamo in una fase transitoria, in cui le regole sono già in vigore, ma non sono ancora vincolanti.
I pagamenti in contanti per gli stranieri non residenti
Esiste un’importante eccezione alla regola che riguarda gli stranieri, sia europei che extra-europei, non residenti in Italia: a questi soggetti è consentito il pagamento in contanti fino a 15.000 euro.
Tale disposizione è una deroga speciale dell’ordinamento italiano finalizzata a sostenere il nostro comparto turistico. Per usufruirne l’esercente deve seguire una specifica procedura burocratica:
- deve inviare preventivamente un’apposita comunicazione telematica all’Agenzia delle Entrate per dichiarare l’adesione a tale regime;
- deve identificare l’acquirente straniero tramite la fotocopia del passaporto e deve farsi rilasciare una dichiarazione sostitutiva che attesti la non residenza in Italia;
- deve versare il contante incassato sul proprio conto corrente bancario entro il primo giorno lavorativo successivo al pagamento in contanti.
Come la deroga convive con il regolamento europeo?
Come già accennato la deroga speciale riservata al settore turistico è un’eccezione prevista esclusivamente dal nostro ordinamento. Ciò nonostante, sorge spontaneo chiedersi come potrà convivere con la piena applicazione nel 2027 del tetto paneuropeo fissato a 10.000 euro.
Al momento esistono delle zone d’ombra. Le norme antiriciclaggio europee lasciano ad ogni Paese membro la facoltà di imporre autonomamente limiti più restrittivi. Quindi, in un certo senso, lasciano alle singole nazioni la possibilità di decidere autonomamente come regolare i pagamenti in contanti all’interno dei propri confini.
Tuttavia, nel regolamento europeo si parla della possibilità di inasprire il limite e non di aumentarlo, come appunto nel caso della deroga per gli stranieri non residenti. Al tempo stesso, l’applicazione della deroga prevede per gli esercenti una procedura burocratica molto simile a quella imposta dall’UE sui pagamenti in contanti pari o superiori a 3.000 euro. Quindi, da questo punto di vista abbiamo un punto di contatto tra la normativa europea e l’ordinamento italiano.
Cosa accadrà a partire dal 2027? Al momento non c’è alcuna certezza, ma lo scenario più probabile sarà il seguente: il limite al pagamento in contanti della deroga speciale verrà ridimensionato a 10.000 euro.
Altri limiti all’uso dei contanti
La soglia di 5.000 euro ai pagamenti in contanti non è valida per tutte le spese. Infatti, tutte quelle legate alle detrazioni, alle deduzioni e ai rimborsi devono essere tracciabili.
Detrazioni IRPEF
Le spese legate agli interessi passivi del mutuo, ai bonus ristrutturazione, ai canoni di locazione, così come le spese scolastiche sono soggette ad una detrazione IRPEF del 19%. La legge di Bilancio 2020 ha stabilito che l’ottenimento dell’agevolazione fiscale è subordinato all’utilizzo di strumenti tracciabili come bonifici o carte di credito o debito.
Le uniche spese soggette a detrazione IRPEF che possono essere pagate in contanti sono quelle relative all’acquisto di medicinali, dispositivi medici e prestazioni sanitare presso strutture accreditate al Servizio Sanitario Nazionale.
Rimborsi e deduzioni fiscali
Passiamo ora ai rimborsi e alle deduzioni fiscali. In questo caso, la legge di Bilancio 2025 ha imposto l’utilizzo di strumenti tracciabili per:
- spese di vitto e alloggio;
- viaggio e trasporto mediante taxi o NCC;
- spese di rappresentanza.
L’obbligatorietà di tracciamento delle spese appena citate riguarda i lavoratori dipendenti, quelli autonomi, così come le imprese.
Ora è più chiaro come funziona il limite ai pagamenti in contanti? Mi chiamo Laura Oppo e sono una consulente fiscale e tributaria con sede a Torino. Sono qui per aiutarti con le tue dichiarazioni e tutti i vari aspetti fiscali riguardanti la tua quotidianità: scopri tutti i miei servizi!


