I buoni pasto vengono tassati? I miei clienti mi hanno rivolto decine e decine di volte questa domanda. La risposta è “dipende”. Non lo dico per essere vaga o misteriosa, ma la loro eventuale esenzione fiscale è legata ai dettagli della normativa sui fringe benefit. Che cosa sono?
Si tratta di tutta una serie di agevolazioni riconosciute ai lavoratori dipendenti (non solo i buoni pasto) che si vanno ad aggiungere allo stipendio. Nelle prossime righe osserveremo gli esempi più comuni e tutti i limiti e i vantaggi di questi bonus. Piccolo spoiler: le soglie dei benefici per il 2026 sono più alte rispetto al passato!
Che cosa sono i fringe benefits?
Partiamo dalla definizione di fringe benefit. Con questo termine si indicano prestazioni in natura riconosciute dal datore di lavoro al lavoratore. Ti sottolineo la dicitura “in natura” perché non si tratta di bonus monetari, ovvero non verranno aggiunti alla tua retribuzione quote in denaro, così come non potrai convertire, ad esempio il buono pasto, in contanti. In gergo, si dice che concedono al dipendente un’utilità economica.
Chi può riceverli?
I fringe benefit non sono obbligatori e l’azienda sceglie volontariamente se concederli o meno. Ti dirò di più: ha il potere di decidere anche a chi darli. Infatti, nella medesima attività ci potrebbero essere dei dipendenti che usufruiscono dei benefit ed altri che invece non li riceveranno. In pratica sono dei benefici ad personam.
Oltre ai lavoratori dipendenti, possono essere concessi anche ai soggetti assimilabili, come ad esempio stagisti o tirocinanti. L’art. 50 del TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi) elenca tutte le fattispecie di redditi assimilabili al lavoro dipendente, che quindi potranno usufruire dei bonus.
Quali sono gli esempi più comuni di fringe benefits?
La gamma di fringe benefit è indubbiamente molto ampia: si va dal classico buono pasto fino all’auto ad uso promiscuo. Osserviamo insieme i benefici più comuni.
Buoni pasto
I buoni pasto sono tra i benefit più conosciuti e servono a sostenere le spese del pranzo durante la giornata lavorativa. Tuttavia, anche i dipendenti che preferiscono portarsi il pranzo da casa, potranno riutilizzarli. Infatti, ormai quasi tutti i supermercati li accettano per gli acquisti alimentari.
Buoni spesa e buoni acquisto
I buoni spesa e i buoni acquisto permettono al lavoratore di acquistare beni presso negozi, supermercati o circuiti convenzionati. Sono strumenti semplici da usare e molto utili per sostenere le spese familiari.
Buoni carburante
I buoni carburante aiutano a coprire i costi legati agli spostamenti. Sono utili per chi utilizza spesso l’auto, sia per raggiungere il luogo di lavoro sia per esigenze personali.
Anche in questo caso, il vantaggio è facilmente percepibile: il dipendente riduce una spesa ricorrente che, soprattutto in questi tempi, può incidere in modo significativo sul bilancio mensile.
Auto aziendale a uso promiscuo
L’auto aziendale ad uso promiscuo è probabilmente uno dei fringe benefit più rilevanti. Nella pratica, l’azienda concede in uso al dipendente un’auto sia per recarsi a lavoro e svolgere eventuali attività, sia per utilizzarla per fini personali.
In linea generale l’azienda paga le spese principali come il bollo, l’assicurazione e la manutenzione ordinaria. Ora la domanda è: come viene calcolato questo fringe benefit in termini fiscali?
Si fa riferimento a tre parametri:
- il costo chilometrico del veicolo, indicato nelle tabelle ACI;
- una percorrenza convenzionale annua di 15.000 km;
- una percentuale stabilita dalla normativa in base alla tipologia del veicolo.
Ad esempio, la percentuale stabilita a partire dal 2025 è del 50% sui veicoli con motore termico, del 20% sugli ibridi plug-in e del 10% sull’elettrico.
La formula per determinare l’ammontare del fringe benefit sull’auto aziendale è il seguente:
costo chilometrico ACI × 15.000 km × percentuale prevista = valore annuo del fringe benefit auto
Facciamo un esempio per rendere il tutto più chiaro. Mettiamo caso che la tua azienda ti assegni una comune Panda a benzina. Al tempo stesso ipotizziamo che il costo chilometrico stabilito dalle tabelle ACI sia di 50 centesimi al chilometro.
Il calcolo sarà:
0,50 × 15.000 km = 7.500 euro
7.500 × 50% = 3.750 euro
L’ammontare dell’agevolazione, quindi, sarà di 3.750 euro. Questa cifra non dovrai versarla, ma su questa quota verrà considerata imponibile ai fini fiscali e contributivi. Nei prossimi paragrafi, osserveremo nel dettaglio come vengono tassati i vari benefici.
Ovviamente, se l’azienda ti avesse concesso una Tesla l’imponibile del fringe benefit sarebbe stato minore:
0,50 × 15.000 km = 7.500 euro
7.500 × 10% = 750 euro
Smartphone, computer e tablet
Smartphone, computer portatili e tablet possono essere messi a disposizione del dipendente per svolgere l’attività lavorativa. In alcuni casi, però, possono essere utilizzati anche per finalità personali. Questi fringe benefit sono diventati sempre più importanti con la diffusione dello smart working e del lavoro flessibile.
Utenze domestiche
Tra i fringe benefit possono rientrare anche le somme erogate o rimborsate per il pagamento delle utenze domestiche, come acqua, energia elettrica e gas naturale. Anche in questo caso il beneficio è stato introdotto per agevolare il lavoro da remoto.
Affitto della prima casa e interessi sul mutuo
Per il triennio 2025-2027, tra le spese che possono rientrare nei fringe benefit sono comprese anche quelle relative all’affitto dell’abitazione principale e agli interessi sul mutuo della prima abitazione.
Si tratta di un beneficio particolarmente significativo, perché casa, affitto e mutuo sono spesso tra le voci più pesanti del bilancio familiare.
Polizze sanitarie e assistenza
Anche le polizze sanitarie e le forme di assistenza possono rientrare tra i benefit riconosciuti al dipendente. Per il lavoratore significano maggiore tranquillità rispetto a possibili spese sanitarie, mentre per l’azienda rappresentano una forma di attenzione verso il benessere dei propri dipendenti.
Quali sono le soglie di esenzione fiscale dei fringe benefits nel 2026?
Torniamo alla famosa domanda di apertura di questo articolo, ovvero: «I buoni pasti vengono tassati?».
Ora ti spiego perché “dipende”. I fringe benefit che abbiamo visto nei paragrafi precedenti non vengono tassati se rientrano nelle soglie stabilite dalla normativa. Quindi, a quanto ammontano?
L’articolo 51 del TUIR stabilisce che il valore dei beni ceduti e dei servizi prestati al lavoratore non concorre a formare il reddito se, nel periodo d’imposta, il valore complessivo non supera 258,23 euro.
Tradotto significa che la somma annua di fringe benefit che non ti verrà tassata sarà di 258,23 euro. Tuttavia, c’è un “però”, che probabilmente ti renderà felice. Per il triennio 2025-2027 sono state introdotte soglie più elevate.
In questo 2026 i limiti sono i seguenti:
- 1.000 euro per i lavoratori dipendenti senza figli fiscalmente a carico;
- 2.000 euro per i lavoratori dipendenti con figli fiscalmente a carico.
Quando parliamo di figli a carico bisogna però prestare molta attenzione ai loro redditi percepiti. Fino a 24 anni il loro reddito per essere definiti ancora a carico non può superare i 4000 euro, mentre dopo questa età il limite scende a 2840,51 euro.
Cosa succede se si supera la soglia?
Facciamo una premessa: i fringe benefit determinano un vantaggio importante sia per dipendenti, sia per i datori di lavoro. Infatti, i primi ottengono un’utilità economica che li agevola nelle spese quotidiane, dalla spesa alimentare fino alle utenze domestica. Dall’altro lato, i datori di lavoro possono dedurre i costi dei fringe benefit. Quindi, in sostanza possono elargire un “extra” senza che influisca direttamente sul costo del lavoro.
Tutto cambia però quando superano la soglia. Quando l’ammontare totale dei benefici oltrepassa il limite scatta la tassazione, in quanto concorrono alla formazione del reddito imponibile che sarà quindi sottoposto a imposte e contributi.
L’aspetto più delicato è che non verrà tassata esclusivamente l’eccedenza, ma l’intero importo del fringe benefit. In sostanza, il bonus si trasforma da beneficio a costo inatteso, sia per i dipendenti, sia per il datore di lavoro. Infatti, quest’ultimo, dal momento che l’intera somma dei benefit andrà sommarsi al reddito del dipendente, vedrà di conseguenza aumentare anche l’imponibile contributivo nei suoi confronti.
Per evitare che i fringe benefit ti sfuggano di mano rivolgiti sempre ad un professionista per la tua dichiarazione dei redditi. Mi chiamo Laura Oppo e sono una consulente fiscale e tributaria a Torino: sono pronta a mettere al tuo servizio tutta la mia esperienza. Contattami senza impegno per una consulenza.


