Ad ogni governo corrisponde sempre un pacchetto di nuovi decreti. Le varie legislature ci hanno ormai abituato a fare i conti con sempre nuove leggi con l’obiettivo di cambiare in meglio (e a volte in peggio) alcune situazioni legate a diverse tematiche della nostra quotidianità. L’ultimo provvedimento in ordine cronologico è il cosiddetto “Decreto Primo Maggio”. Di cosa si tratta?
Beh, ovviamente non si chiama così semplicemente perché è entrato in vigore il primo maggio. La data non è affatto casuale, infatti corrisponde alla Festa dei Lavoratori. Quindi, come avrai probabilmente già capito, le nuove disposizioni vertono sul mondo del lavoro.
Nelle prossime righe cercherò di spiegarti tutte le novità introdotte dal nuovo testo di legge. Ci saranno bonus o vantaggi per la tua attività? Scopriamolo insieme!
Che cosa dice il Decreto Primo Maggio 2026?
Considerare il decreto 1° Maggio un semplice pacchetto di bonus legati al lavoro sarebbe limitativo. Il provvedimento ha una portata più ampia e nello specifico tocca i seguenti temi:
- retribuzione;
- contrattazione collettiva;
- lavoro sottopagato;
- piattaforme digitali;
- welfare aziendali;
- stabilizzazione dell’occupazione.
La legge delega 144/2025
Facciamo però un passo indietro. Il Decreto Primo Maggio non nasce dal nulla, ma è una conseguenza della legge delega 144/2025. Per farti comprendere meglio la situazione farei un ulteriore salto all’indietro.
Nel luglio 2023 viene presentato alla Camera dei Deputati l’Atto n.1275. A farsi promotori dell’iniziativa sono Giuseppe Conte ed altri deputati: la finalità era gettare le basi per l’istituzione del salario minimo in Italia (in Europa 22 stati su 27 adottano il salario minimo. Ovviamente il nostro Paese non fa parte di questa lista).
Dopo un lungo iter parlamentare il testo presentato nel 2023 è stato profondamente modificato. Nella pratica è scomparso dall’orizzonte il concetto di “salario minimo” per lasciare spazio alla legge delega 144/2025. Quindi, che cosa prevede quest’ultima?
Ora te lo spiego. Il provvedimento non introduce nuove regole operative sui salari, ma appunto “delega” il Governo ad adottare uno o più decreti legislativi in materia di retribuzione dei lavoratori.
Nella pratica, la legge delega, attraverso l’art. 1, chiedeva al Governo di definire per ciascuna categoria di lavoratori, i contratti collettivi nazionali maggiormente applicati in base al numero delle imprese e dei dipendenti.
Il trattamento economico complessivo minimo previsto da quei contratti avrebbe dovuto costituire la condizione economica minima da riconoscere ai lavoratori della stessa categoria.
Che cos’è il trattamento economico complessivo minimo?
Per farti comprendere al meglio il contenuto della legge delega 144/2025 è necessario spiegarti che cosa si intende con trattamento economico complessivo minimo (TEC). Nel suo calcolo, oltre alla paga oraria, vengono incluse le indennità, tredicesima, quattordicesima ed eventuali scatti di anzianità.
La legge delega nasce come una ricezione delle disposizioni europee in materia di lavoro. Provo a farti un esempio pratico per farti comprendere come cambiano le retribuzioni minime con l’introduzione del trattamento economico complessivo minimo.
Prendiamo un lavoratore di un’impresa di pulizie inquadrato con un contratto “Multiservizi”. Prima dell’introduzione del TEC la sua paga oraria era inferiore a 9 euro lordi, una delle più basse in Italia. Oggi, con l’applicazione del TEC, oscillerebbe tra i 9,13 e i 9,24 € lordi.
Tuttavia, va sottolineato che restano esclusi da questa logica tutti quei settori non coperti dai CCNL siglati dalle grandi organizzazioni sindacali, come CGIL, CISL e UIL. Il Decreto Primo Maggio come ha cercato di ovviare a queste lacune?
Il salario giusto nel Decreto Primo Maggio
Come abbiamo osservato nel paragrafo precedente, la legge delega suggeriva al governo di fare riferimento ai contratti “maggiormente applicati”. Ed è proprio qui che si presenta una criticità non da poco: un contratto collettivo può essere molto diffuso non perché garantisce tutele elevate, ma in quanto consente alle imprese di sostenere costi inferiori. Il rischio è quindi quello di favorire contratti al ribasso.
Per tentare di ovviare a questo pericolo, il Decreto Primo Maggio interviene sull’articolo 7, dedicato al salario giusto. Come funziona?
Qui, ritorna il concetto di trattamento economico complessivo. Quindi, la paga dei lavoratori non viene definita in base al loro minimo tabellare, ma in base a quell’insieme di elementi economici riconosciuti dai contratti nazionali e osservati nelle righe precedenti (paga base, indennità, tredicesima, quattordicesima ed eventuali scatti di anzianità).
Torniamo un attimo al nostro esempio del lavoratore dell’impresa di pulizie. Con l’applicazione del Decreto Primo Maggio la sua retribuzione sarà conteggiata attraverso il TEC e di conseguenza la paga oraria passerà da meno di 9 euro lordi a circa 9,20 € lordi.
Questo sarà possibile perché il lavoratore è inquadrato attraverso il CCNL Multiservizi. Diverso sarà invece il caso di un lavoratore di un’impresa di pulizie che si basa su un contratto differente dal CCNL Multiservizi, nonostante le attività svolte siano le medesime. In questo caso, l’azienda potrebbe riconoscere trattamenti retributivi inferiori rispetto al TEC.
Il Decreto Primo Maggio non introduce l’obbligo per tale impresa di adeguarsi al “salario giusto” in base al CCNL di riferimento, ma blocca il suo accesso ai bonus ed agli incentivi statali (li osserveremo nei prossimi paragrafi) introdotti dal nuovo testo di legge.
Un antidoto ai contratti pirata?
Il meccanismo appena raccontato nasce con l’obiettivo di limitare i contratti pirata. Che cosa sono?
Si tratta di contratti collettivi siglati da associazioni di datori di lavoro e sigle sindacali con pochissimi iscritti e privi di una reale rappresentanza a livello nazionale. Anche loro vengono etichettati come “CCNL” (Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro). Il Decreto Primo Maggio per l’applicazione del TEC fa ovviamente riferimento ai CCNL “leader”, ovvero quelli siglati dalle organizzazioni storiche come Confindustria, CGIL, CISL e UIL.
Dal punto di vista legale i contratti pirata sono consentiti in base al principio di libertà sindacale presente nella nostra Costituzione. In pratica, qualunque associazione di datori e di rappresentanti di lavoro, ha la possibilità di riunirsi, firmare un accordo e depositare formalmente un CCNL presso l’archivio ufficiale del CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro).
Tuttavia, la Legge italiana prevede tutta una serie di sanzioni per chi applica contratti pirata, come la perdita del diritto agli sgravi contributivi ed il divieto di accedere agli appalti pubblici.
In sostanza, i contratti pirata sono una scappatoia legale per le aziende al fine di pagare meno i lavoratori. Il Decreto Primo Maggio blocca il loro accesso ai bonus e agli incentivi statali: sarà una misura adeguata a contrastarli?
Quali sono i bonus introdotti dal Decreto 1° maggio?
Il Decreto Primo Maggio introduce una serie di incentivi contributivi per sostenere l’occupazione. Quali sono?
Bonus Donne 2026
Il Bonus Donne 2026 prevede un esonero contributivo del 100% per i datori di lavoro privati che nel corso del 2026 assumono a tempo indeterminato donne svantaggiate, come ad esempio una lavoratrice disoccupata da oltre 24 mesi.
L’agevolazione copre i contributi previdenziali a carico del datore di lavoro (restano esclusi i premi e contributi INAIL). Il tetto ordinario è pari a 650 euro al mese, ma sale a 800 euro mensili per le lavoratrici residenti nelle regioni della ZES (Zona Economica Speciale) unica per il Mezzogiorno. La durata massima dell’incentivo è di 24 mesi, ridotta a 12 mesi per alcune categorie di lavoratrici svantaggiate.
Tuttavia, l’azienda per ottenere il bonus deve dimostrate l’incremento occupazionale netto, ovvero deve aumentare il numero dei lavoratori occupati rispetto alla media dei 12 mesi precedenti.
Bonus Giovani Under 35
Il Bonus Giovani riguarda le assunzioni a tempo indeterminato di lavoratori under 35. L’esonero contributivo è pari al 100%, con un limite massimo di 500 euro mensili. Nelle aree della ZES Unica il tetto può salire a 650 euro.
La finalità è incentivare l’ingresso stabile dei giovani nel mercato del lavoro. Il beneficio, infatti, è collegato a rapporti a tempo indeterminato e non a forme temporanee.
Bonus ZES 2026
Il Bonus ZES 2026 è l’incentivo previsto dal Decreto Primo Maggio per sostenere l’occupazione nelle regioni della ZES unica per il Mezzogiorno. La misura è destinata ai datori di lavoro privati con un massimo di 10 dipendenti che assumono a tempo indeterminato lavoratori over 35 disoccupati da almeno 24 mesi.
L’agevolazione consiste in un esonero contributivo del 100% sui contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, entro il limite mensile di 650 euro, con esclusione dei premi e contributi INAIL.
Il beneficio non è automatico, ma deve rispettare ancora una volta il principio dell’incremento occupazionale. La misura punta a sostenere le micro-imprese del Mezzogiorno e favorire il reinserimento lavorativo di persone adulte disoccupate da lungo tempo.
Bonus Stabilizzazione 2026
Il Bonus Stabilizzazione 2026 si pone come obiettivo la trasformazione dei contratti a tempo determinato in rapporti a tempo indeterminato. La misura riguarda i lavoratori under 35 già assunti con contratto a termine stipulato entro il 30 aprile 2026 e successivamente stabilizzati nel periodo agevolato.
L’agevolazione consiste in un esonero del 100% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, entro il limite massimo di 500 euro mensili per ciascun lavoratore e per una durata massima di 24 mesi. Anche in questo caso sono esclusi i premi e contributi INAIL.
L’impresa deve rispettare le condizioni generali previste dal decreto:
- incremento occupazionale netto;
- regolarità contributiva;
- rispetto della normativa sul lavoro;
- riconoscimento di un trattamento economico coerente con il principio del salario giusto.
Che cosa cambia per i rider con il Decreto Primo Maggio?
L’obiettivo del Decreto Primo Maggio è anche quello di regolamentare meglio il lavoro svolto attraverso le piattaforme digitali: sto alludendo soprattutto ai rider.
Uno dei problemi principali delle piattaforme di food delivery è la possibilità da parte di un singolo utente di creare più profili. Si è creato così un sistema di caporalato digitale, dove un’unica persona, può gestire contemporaneamente più account e distribuire il lavoro ad altre persone retribuendole con paghe inferiori a quelle elargite dalla piattaforma.
Per bloccare tale sistema di sfruttamento il decreto ha reso obbligatorio l’accesso alle piattaforme attraverso strumenti di autentificazione, come SPID, CIE o CNS. C’è un dato però da evidenziare: la maggior parte dei lavoratori del food delivery sono migranti, che non essendo in possesso di un documento italiano, non possono utilizzare tali sistemi.
Il testo di legge interviene anche sulla gestione algoritmica. Le piattaforme devono assicurare maggiore trasparenza sui sistemi che incidono sull’assegnazione degli incarichi, sulle valutazioni, sui tempi e sui compensi.
Fin qui ho tracciato gli interventi principali previsti dal Decreto Primo Maggio, ma sono a tua disposizione per qualunque genere di consulenza fiscale. Mi chiamo Laura Oppo e sono una consulente fiscale e tributaria a Torino: offro a professionisti e privati un servizio annuale completo che comprende la gestione della contabilità, il controllo delle scadenze fiscali ed ovviamente anche le dichiarazioni fiscali. Contattami per saperne di più!


